Medici stranieri, in due anni oltre cinquemila lasciano l’Italia inospitale

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Medici stranieri, in due anni oltre cinquemila lasciano l’Italia inospitale

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Se ne vanno da un paese che è diventato brutto e tetro. Due anni fa i medici ed operatori sanitari che operavano in Italia, dopo aver studiato ed essersi laureati nel nostro paese, erano 80mila, oggi sono 75mila. Cinquemila, tanti quanti un medio paese delle nostre province, hanno preferito andarsene.

Le ragioni dell’abbandono sono molte, note e mai rimosse: “L’obbligo della cittadinanza italiana per poter sostenere concorsi pubblici, discriminazioni segnalate e sfruttamento lavorativo con 7 euro all’ora, stanno contribuendo ad un fenomeno molto preoccupante il fuggi fuggi dei professionisti di origine straniera in Italia” –  dichiara il Fondatore dell’Amsi Foad Aodi nonchè Consigliere dell’Omceo di Roma e membro del Gruppo Salute Globale della Fnomceo – che si appella al Governo italiano perchè metta in agenda soluzioni e politiche per l’integrazione dei professionisti della sanità straniera prima che sia troppo tardi.

“Denunciamo questo stato di cose – riprende Foad Aodi – in un momento di grande  carenza di medici, infermieri e fisioterapisti”. Attualmente in Italia lavorano 20mila medici stranieri, 5mila odontoiatri, 36mila infermieri. Inoltre sono 5mila i fisioterapisti, altrettanti farmacisti, mille psicologi che già esercitano grazie ad una laurea italiana o laurea estera riconosciuta in Italia e circa 3000 professionisti della sanità in attesa di riconoscimento titoli. Medici e operatori stranieri che operano con grande abnegazione nella sanità di ogni regione.

Sono professionisti provenienti da paesi africani ,arabi e paesi dell’Est che hanno caratterizzato le tre fasi dell’immigrazione in Italia. “Negli ultimi 2 anni – spiega Aodi – circa il 30% dei professionisti stranieri tornano nei loro paesi di origine in particolare (paesi dell’Est e Paesi Arabi ) e fanno parte di 2 categorie, giovani precari, in pensione e quelli che hanno subito discriminazione e sfruttamento lavorativo e violenza verbale”. Il 60% dei professionisti della sanità non ha cittadinanza italiana in particolare quelli della seconda e terza fase dell’immigrazione esattamente dopo la caduta del muro di Berlino e della primavera araba. L’80% di essi lavora nelle strutture private (Cliniche, Centri di Fisioterapia, Centri Analisi, Pronto soccorso, Guardia medica, Studi medici e poliambulatori privati); il 10% esercitano come medici di famiglia e pediatri convenzionati; il 10% esercita presso le strutture pubbliche in particolare pronto soccorso, medicina interna e area chirurgica. Negli ultimi due anni si sta registrando una diminuzione degli  arrivi tranne che da ‘Egitto, Tunisia, Siria. Vanno via quelli formati, ci evitano quelli da formare.. Non è roba da Bel paese questa.

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