12 nomi per la nuova discarica, i sindaci alzano la voce. E intanto si prepara la gara per il trasferimento dei rifiuti all’estero

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12 nomi per la nuova discarica, i sindaci alzano la voce. E intanto si prepara la gara per il trasferimento dei rifiuti all’estero

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Sembra ancora non definitivamente non scartata l’ipotesi di una discarica in provincia di Roma. Dopo le proteste a Colleferro, Civitavecchia e Marino, ora spunta anche un’ipotesi ancora non precisata nell’area di Passerano. Il nome della zona a ridosso del comune di Gallicano nel Lazio e dell’ex Municipio Roma VIII è stato riportato dalle principali agenzie stampa e giornali nazionali assieme ad altre cave in disuso attorno a Mnalagrotta, Monte Porzio Catone, San Vittorino, Guidonia e Monterotondo. Nessuna conferma per ora da Gallicano nel Lazio.

“Praticamente sotto casa nostra, sotto casa di un comprensorio prenestino che vede tanti paesi a ridosso di questo probabile sito: Gallicano, Zagarolo, Tivoli, Palestrina, Poli, San Gregorio, Casape, Guidonia i più immediatamente adiacenti – commenta l’assessore di Gallicano Riccardo Ferraresi. Tanti anni fa si sventò il pericolo facendo sedere attorno ad un tavolo tanti sindaci ed amministratori, perché quel pericolo era veramente concreto, nel senso che il prefetto dell’epoca indicò il territorio di Corcolle (sotto Villa Adriana, patrimonio culturale dell’umanità) e la discarica era praticamente pronta a partire. Quel tavolo si riapra quanto prima – aggiunge Ferraresi. Oggi, a distanza di anni siamo di nuovo al punto di partenza. Gli impianti di smaltimento, utili a chiudere in modo corretto il ciclo dei rifiuti, non si fanno, però si aprono discariche puntando il ditino su una mappa”.

Per ora siamo ancora nel campo delle ipotesi e appare del tutto inutile scomodare le popolazioni locali, ma di certo sono ore di alta tensione per gli amministratori locali

La scelta dei siti fatta dal tavolo tecnico sarebbe con criteri che tengono conto degli aspetti ambientali, idrogeologici e territoriali, che a loro volta vincolano i fattori di esclusione e di preferenza. E se le zone a rischio idrogeologico, i laghi e i fiumi, le riserve naturali, come pure le scuole, gli ospedali e i centri turistici e archeologici sono incompatibili con i rifiuti, i fattori preferenziali sono la vicinanza alla produzione e al sistema di impianti e gestione della spazzatura, le aree industriali dismesse, le caserme e inoltre la vicinanza a collegamenti stradali e ferroviari.

Sempre secondo le prime indiscrezioni della stampa romana, la preferenza sarebbe per l’area di Falcognana, vicino il Divino Amore, e in altre aree all’interno dei Municipi IV verso la Tiburtina, tra il IX (Eur) e il X (Ostia), nell’XI (Portuense) e tra il XIII (Aurelio) e il XIV (Primavalle). La scelta ora spetta alla sindaca Virginia Raggi che entro il 10 dicembre dovrà decidere dove collocare uno o più siti idonei al conferimento dei rifiuti usciti dai Tmb, circa 2.000 tonnellate di scarti inerti (non inquinanti), altrimenti scatterà il commissariamento della Regione.

Domani a Roma ci sarà un primo Consiglio comunale che si annuncia di fuoco perché parteciperanno anche diversi sindaci dei Monti Prenestini che andranno a manifestare contro l’ipotesi di proroga del sito di Colleferro, sostenuto dalla Raggi in un duro braccio di ferro con il collega Pierluigi Sanna.

«Collaboriamo», è l’invito di Raggi, ma poi attacca: «La Regione attraverso una ordinanza intende, di fatto, trasformare decine di cave presenti nella nostra città in vere e proprie discariche, anche superando le norme ambientali». L’assessore regionale ai Rifiuti, Massimiliano Valeriani, però ha definito «grave» l’affermazione di Raggi: «È una colossale stupidaggine. La sindaca è la principale responsabile della catastrofica gestione del ciclo dei rifiuti nella città». L’assessore rincara la dose: «La Regione è stata costretta a sopperire alle inadempienze del Comune che dovrebbe evitare che Roma stessa continui ad essere una discarica a cielo aperto con immondizia nelle strade, vicino a scuole, nidi e ospedali».

Intanto oggi l’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis, rappresentanti di Invitalia (l’agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo di impresa di proprieta’ del ministero delle Finanze) e della Regione Lazio si sono incontrati per impostare la gara per l’esportazione dei rifiuti di Roma all’estero. “Tra le varie prescrizioni messe nell’ordinanza- ha detto l’assessore regionale ai Rifiuti, Massimiliano Valeriani, a Rai RadioUno- c’e’ la necessita’ immediata di fare una gara con un operatore estero che ci consenta, nel frattempo che si allestiscono gli impianti che vanno fatti adesso, una soluzione cuscinetto che ci consenta di avere 2/3 mesi di tempo per gestire la situazione in modo piu’ morbido”.


Il 15 gennaio chiuderà la discarica di Colleferro e pare difficile che per quella data sara’ pronta la nuova discarica di Roma, che la sindaca Raggi dovra’ individuare, da qui la necessita’ di inviare per un periodo ponte i rifiuti all’estero. Tuttavia, anche in questo caso i tempi sembrano non coincidere. Zaghis, al termine dell’incontro, ha spiegato all’agenzia Dire che “con questo incontro c’e’ stato ‘l’innesco’, adesso ci metteremo subito al lavoro per realizzare la procedura di gara. Dalla redazione del bando, all’aggiudicazione e all’attuazione ci vorranno 6/7 mesi, perche’ si tratta di una gara europea”.
Questa mattina a Rai RadioUno, Zaghis ha detto che “un recente studio condotto da un istituto di ricerca evidenzia un deficit impiantistico nella Regione Lazio che e’ l’ultima regione d’Italia come capacita’ di trattamento e smaltimento di rifiuti e ha un deficit impiantistico di circa 945mila tonnellate all’anno. Lo sblocca Italia nel 2014 dava indirizzi precisi e per il Lazio diceva che c’era bisogno di almeno un impianto di termovalorizzazione da 210mila tonnellate, da allora a oggi nulla e’ stato fatto”.

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